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Venerdì,  21 Dicembre 2012

2012 Apocalisse e Resurrezione - Recensione e caratteristiche dell'opera

Molto di ciò che molti non vorrebbero che Tu sapessi.

    Il Pianeta X

Sappiamo che la moderna riscoperta di Plutone (C. Tombaugh, 1930 - i Sumeri lo sapevano già!) non fu eseguita otticamente osservando il cielo, ma matematicamente deducendola dalle perturbazioni orbitali di Urano e Nettuno: solo più tardi fu confermata mediante telescopio.

Nel 1972, analizzando la traiettoria della cometa di Halley, J. Brady (del Lawrence Livermore Laboratory - California) scoprì che anche l'orbita di questa cometa, così come quelle di Urano e Nettuno, era "perturbata".

I calcoli lo condussero a formulare l’ipotesi dell’esistenza di un pianeta “X” alla distanza di 64 u.a. (1 u.a.= distanza tra la Terra e il Sole) dal Sole (Plutone dista 39), con un periodo orbitale di 1800 anni terrestri.

Brady, come tutti gli astronomi che si stavano occupando del pianeta “X”, presunse che questo corpo cosmico orbitasse intorno al Sole come gli altri pianeti.

Determinò, pertanto, la sua distanza dalla nostra stella usando lo stesso metodo degli altri pianeti. Quantificò la distanza dal Sole in misura della metà del suo asse maggiore, d’accordo con la seconda legge di Keplero (Le aree descritte dal raggio vettore sono proporzionali ai tempi necessari per descriverle.); questo vuol dire che un pianeta si muove tanto più lentamente quanto più distante sta dal proprio sole. Nel nostro sistema, per esempio, Mercurio impiega poco meno di tre mesi per compiere la sua traslazione intorno al Sole, essendo che Plutone impiega più di 247 anni.

Secondo i documenti sumerici, tuttavia, Nibiru orbita come una cometa intorno al Sole, essendo la nostra stella solamente uno dei due fuochi della sua ellisse estremamente allungata, cosicché la distanza dal Sole corrisponderebbe al suo intero asse maggiore e non alla sua metà.

È curioso il fatto che l’orbita del pianeta "X" calcolata da Brady (1800 anni) sia esattamente la metà dell’orbita di 3600 anni che i Sumeri attribuivano a Nibiru.

Secondo le tesi di Z. Sitchin (esposte in "La Genesi Rivisitata", 1990) la traiettoria dell’orbita di Nibiru, in questo periodo, starebbe tornando al perigeo: questo potrebbe spiegare la strana coincidenza... ?

Brady, in sintonia con le tradizioni sumeriche, arrivò a ulteriori conclusioni: il pianeta "X" avrebbe, come Plutone, un’orbita retrograda, con il piano fortemente inclinato con relazione all’ellittica.

Gli astronomi si domandarono, all’epoca, se il responsabile delle turbolenze nelle orbite di Urano e Nettuno potesse essere Plutone, dovuto al fatto che la considerevole eccentricità della sua orbita gli permette invadere periodicamente l’interno dell’orbita di Nettuno (una situazione di questo tipo iniziò nel 1979 e si concluse nel 1999).

I dubbi sparirono nel giugno di 1978, quando W. Christie (dell’Osservatorio Navale di Washington, un organo della Marina Americana controllato dalla NASA) si accorse che Plutone, oltre ad avere un satellite (Caronte), era ben più piccolo di quanto prima stimato (meno di due terzi della Luna), e, pertanto, con una massa senza alcuna condizione di esercitare rilevanti influenze gravitazionali.

L’elaborazione di tutti questi dati rinforzò l’ipotesi che un’unica “forza estranea” - il "pianeta dell’attraversamento" dei Sumeri - avesse inclinato Urano, spostato e inclinato Plutone e impresso un’orbita retrograda anche a Tritone (un satellite di Nettuno).

Tutte queste scoperte destarono alla fine l’interesse di due colleghi di W. Christie nell’Osservatorio Navale. R. S. Harrington e T. C. Van Flaandern condussero una lunga serie di simulazioni al computer, arrivando alla conclusione che tutte le anomalie orbitali sarebbero state causate da un intruso, ossia, da un pianeta (della grandezza di due a cinque volte la Terra) con un piano orbitale inclinato e un semiasse "più piccolo che 100 u.a. (1 u.a.= distanza tra la Terra e il Sole) ".

Nel 1981 i dati raccolti durante le missioni del Pioneer 10, del Pioneer 11 e dei due Voyager dimostrarono l’esattezza di queste intuizioni: doveva esistere nell’orbita solare un corpo celeste, grande più o meno il doppio della Terra, a una distanza di almeno 2,4 miliardi di chilometri oltre Plutone e con un periodo orbitale minimo di mille anni.

L’edizione del "Detroit News" del 16 gennaio 1981 pubblicò la notizia nella prima pagina insieme all’immagine sumerica del sistema solare, così come appare nel famoso sigillo cilindrico custodito nel Museo di Berlino, colonna n.° VA/243.

Il "Progetto IRAS" (Infrared Astronomical Satellite) impresse una svolta finale alla ricerca. Fu lanciato in orbita, all’altezza di 900 km, un telescopio per l’esplorazione del sistema solare con raggi infrarossi (60 cm. di apertura, 62 sensori d’infrarossi su quattro bande spettrali, tra 8,5 e 119 mm / l), sensibile al calore presente nell’interno dei corpi sub stellari.

Era il 25 gennaio 1983, quando dalla base di Vanderberg in California partì il vettore americano Delta 3910 con 500 kg di carico utile, frutto della cooperazione USA-Inghilterra-Olanda.

Nei dieci mesi di attività il satellite eliosincrono inviò al centro di controllo 600.000 immagini. La loro elaborazione permise identificare 250.000 fonti cosmiche di tipo infrarosso (99% prima sconosciute), stelle e sistemi planetari in formazione (età < 1 milione di anni), cinque nuove comete, quattro nuovi asteroidi e un misterioso oggetto in movimento, simile a una cometa.

Tutto ciò rese giustizia a R. Reynolds (del Centro Ricerche Ames), che in 30 di gennaio 1983 fece una dichiarazione al "New York Times" del tipo: “Gli astronomi sono tanto sicuri dell’esistenza del decimo pianeta che ritengono manchi solamente dargli un nome”.

Predizione, questa, assunta da Z. Sitchin nella lettera inviata il giorno dopo alla “Planetary Society”, dove suggeriva addirittura l’appellativo: Nibiru, datogli dai Sumeri, o Marduk, attribuitogli dai Babilonesi.

Più avanti, nell’ottobre 1999, J. Murray (della UK's Open University), insieme al collega J. Matese (University of Louisiana) annunciò che “… Una forza misteriosa, generata da un grande oggetto invisibile, ritarda il viaggio delle sonde spaziali durante l’uscita dal sistema solare; probabilmente la stessa che è responsabile delle deviazioni nelle orbite delle comete…”.

Tornando alla fine del 1983, in assenza di pronunciamenti ufficiali, un’indiscrezione trapelò durante un’intervista concessa dai principali scienziati del progetto IRAS al "Washington Post".

L’informazione fu riportata in vari quotidiani degli Stati Uniti che la intitolarono: “Oggetto gigante confonde gli astronomi”, ”Corpo misterioso incontrato nello spazio”, “Ai limiti del sistema solare un misterioso oggetto gigante”, ”Un corpo celeste pone agli astronomi un enigma cosmico”.

Messo sotto pressione, G. Neugebauer, Direttore dell’IRAS, dichiarò: “Posso solamente dire che non sappiamo che è.”

Subito dopo anche la NASA emise un comunicato ufficiale: “Il corpo misterioso captato dall’IRAS disterebbe solamente 80 miliardi di chilometri dal Sole e può essere che si stia avvicinando alla Terra. L’oggetto fu captato per ben due volte dal telescopio con infrarossi (durante un intervallo di sei mesi) e i dati raccolti mostrano che in questo periodo, anche se molto corto per i tempi astronomici, si è mosso di poco nella sua traiettoria. Ciò mette in evidenza che non è una cometa, perché una cometa non può avere le dimensioni di cinque volte la Terra e, per quanto sia, si sarebbe mosso molto di più. È possibile, pertanto, che si tratti del decimo pianeta, o pianeta "X", che gli astronomi hanno finora cercato invano.

Se il decimo pianeta esiste, non siamo più “gli unici” in questo sistema solare. Perché, se esiste, e corrisponde a Nibiru, allora i Sumeri dicevano la verità anche sugli Anunnaki “... Quelli che dal Cielo caddero sulla Terra”.

2012 Apocalisse e Resurrezione in 3D
 
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